mercoledì 11 aprile 2012

…Ci siamo già presentati?

figli piccoli
Famiglia Felice
Ora che ci penso: ci siamo già presentati? Più o meno.
Ma è facile: da sola, copro l'intera lista dei disguidi, dei ritardi e delle complicazioni che sconvolgono una virtuosa e pacifica coppia da quando nascono i figli.
In particolare i miei nano-mostri sono tre e tutti maschi (avevo un pesce, fino a un po’di tempo fa. Sono matematicamente certa che fosse un maschio pure lui!). Ogni tanto capitano delle gentil donzelle in giro per casa, ma nessuna di loro è “rosa” o possiede dei fiocchi. E se fosse anche solo vagamente -almeno un po’- “rosa”, si trasformerebbe brevemente in un camionista, di quelli “rozzi” che rispondono in tutto allo stereotipo; rutti da cavernicolo compresi.
Come in tutte le famiglie che si rispettano, la mamma è quella che ha spalle abbastanza larghe perché tutto sia sempre riconducibile a lei; probabilmente anche la fame nel mondo ha seriamente a che vedere con me, secondo i miei figli. Effettivamente, osservando il fatto che ho originato tre energumeni in crescita che, quando sono a tavola, ricordano da vicino la voracità del piranha, probabilmente può risultare verosimile che la fame nel mondo sia anche un po’colpa mia.
Generalmente, la frase più gettonata che mi sento rivolgere comincia sempre con “dov’è…?” e, lo so per certo, su questa domanda si basa il criterio fondamentale per distinguere i cromosomi XY dagli XX.
E poi ci sono altre caratteristiche standard: anche i miei figli detestano la verdura e devo mentire vergognosamente x dare loro le zucchine, triturandole e massacrandole in una poltiglietta per poterla spacciare x ketchup verde alla menta o altre amene stranezze...
Poi c’è l’eterna discussione sul tempo passato ai videogiochi, con contrattazioni talmente estenuanti che farebbero saltare i nervi anche a Giobbe. Per la verità, quando si avvicina l’adolescenza le contrattazioni sono su tutto, a 360°. Penso che un qualsiasi genitore che abbia superato l’adolescenza dei figli senza finire prima al manicomio, possa essere assunto come diplomatico all’ONU, già addestrato per le più delicate operazioni di pace. Anzi, probabilmente li scelgono proprio così: in base all’età dei figli.
Quando sono piccoli, giocano a “lotta col papà”, o “butta giù dal divano il fratello piccolo”, … o simili varianti sul tema. Ecco come si diventa abilissimi esperti di arti marziali; anche con la pancetta del benessere, modello “Kung fu panda”, ci si trasforma in esperti saltimbanco, di quelli che ti buttano a tappeto senza far male e all’ultimo secondo mettono in scena un melodramma di morti e feriti in cui poi tutti si alzano più vigorosi di prima. Poi i giochi si affinano e si passa dalla brutalità animalesca alla discussione incessante su tutto. Il divertente della faccenda, quello che ti fa crescere e dà soddisfazione, è che si è costretti a cambiare continuamente punto di vista per vedere però sempre lo stesso oggetto: la mini-creatura che, da quando è nata, ti ha fatto andare in pappa tutti i neuroni e ti ha sconvolto completamente la vita. Credo che qui stia il punto nevralgico della questione ancestrale che ogni tanto, nei momenti di abissale stanchezza, ci pone di fronte alla domanda brutale:
"ma-ccchi-ccappero ce lo ha fatto fare??"
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