giovedì 31 maggio 2012

I figli cadono. La gravità non si poteva pensare un po’meglio?

figli che cadono
I figli sono in grado di capovolgersi inciampando nella loro ombra
Le strade a maggio sono piene del vagabondare dei genitori che nel loro “taxi” trasportano i figli tra un torneo, una partita e una festa di fine anno.
In questo gran trasporto, se notate i sedili dietro delle auto, sono pieni di “nani” con un libro in mano per ripetere durante il tragitto nozioni fondamentali per l’ultima verifica dell’anno, quella “davvero decisiva”. Naturalmente le verifiche “davvero decisive” sono tutte nel mese di maggio e sono almeno tre al giorno.
Poi c’è sempre un figlio che si bozza da qualche parte alla vigilia della partita “davvero decisiva” (sembra che nel mese di maggio tutto abbia il vizio di diventare estremamente “decisivo”. E’ un atteggiamento monotono delle priorità che diventano tutte “decisive”, in concomitanza della dichiarazione dei redditi). In questi casi il coatch raramente si mostra particolarmente comprensivo e forse ha le sue ragioni: tutti i ragazzini ingolfati dal mese dei primi caldi e dei primi starnuti da allergia sono sempre contati e le contusioni impreviste fanno arricciare il nervo come fossero “avversità della vita ingiustamente gratuite” (altrimenti dette “ma devono capitare proprio tutte a me?”). Le reazioni dell’atleta (e allenatore) possono essere di due tipi: c’è il tipo “un po’piegato” che cede con rassegnazione accasciandosi lentamente al suolo, di fronte alle “sventure della vita” (a 10 anni, sotto la voce “sventure della vita” è compreso l’essere costretto a zoppicare per via di un pestone all’alluce proprio alla vigilia della finale di torneo; certo che se camminasse senza guardare sempre “alti orizzonti”, forse non inciamperebbe nella sua ombra! Per un “mago” del pallone come lui non dovrebbe essere uno sforzo clamoroso provare a camminare come sanno fare tutti senza capovolgersi ogni tre passi…). L’altro tipo di reazione è quello dove il nervo prevale sulla rassegnazione e si potrebbero fare studi di anatomia, se qualcuno si prendesse la briga di analizzare i muscoli facciali, tutti in piena contrattura. Comunque siamo riusciti a rimettere insieme i pezzi con qualche fasciatura ben pensata e bagni di gel all’arnica. Agendo sull’alluce, in realtà siamo riusciti ad appianare i muscoli facciali di atleta e coatch, facendo riemergere la loro solita faccia. Meno male!


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