giovedì 10 maggio 2012

Week end, dinosauri e adolescenti

ricerca dinosauri
I mio parco dei dinosauri
Non so come sia avvenuto; io sono un tipo mite e rispettoso delle gerarchie; in genere ho la spavalderia del tipico ”spalle-a-pera”: quello che, dietro una scrivania, cerca timidamente di fare al meglio quanto gli viene chiesto, senza idee troppo originali. Eppure i miei geni si sono stranamente combinati in modo da produrre tre gnomi con spiccato e precoce spirito anarchico e sovversivo, arricchito già in passato di molte polemiche preadolescenziali, che animano accese e interminabili discussioni con il mondo “dei vecchi” (cioè “noi”; più in particolare, “io”).
Ho la sensazione che sia una caratteristica generazionale: appena acquisiscono il gusto di quanto sia più divertente usare sempre la testa, prima di mettersi a seguire il gregge, loro si trasformano in piccoli “Mafalda”, già a otto anni, ricchi di ironia e spirito di contraddizione. Forse perché hanno più strumenti di noi a disposizione, forse perché, costituzionalmente, hanno una “rapidità di accessi” che li rende svegli, molto più di noi.
Dopo il tuffo nei ricordi dei giorni scorsi, mi è tornata in mano una ricerca sui dinosauri fatta dal mio primogenito, ora adolescente; la ricerca era stata fatta in terza elementare.
Ricordo perfettamente il week end passato a fare quella ricerca… E come dimenticarlo? Ora, nonostante la fase evolutiva di Andrea sia tale per cui, a fronte di interminabili e noiosissime discussioni inutili, poi però si assuma anche qualche responsabilità sulle fesserie da lui sostenute, da piccolo la sua voglia di ribellione si limitava a fare di lui un piccolo dittatore. Punto.
Lo ricordo come saldamente fedele al motto “quel che tuo è mio, quel che è mio è mio!”; motto valido sia per la spartizione di cose “terrene” tipo trenini, pezzi migliori del Lego, e consimili…, sia per più astratte strategie di azione, tipo “noi non vogliamo capi, ma facciamo tutti quel che dico io!”.
C’era in lui una strana ambivalenza tra un acceso animo anarchico e anticapitalista, contrapposto ad un atteggiamento da piccolo dittatore; i suoi bersagli preferiti, da sempre: io e suo fratello Abi.
Quel week end io ero rimasta l’unica candidata ad aiutarlo a fare la ricerca. I lati positivi erano, tutto sommato, diversi: finalmente un calcio all’appuntamento fisso con il wresling del sabato sera (terribile! E non c’era via di scampo: il lunedì scolastico dei piccoli italiani era vivamente animato da controverse discussioni in materia; in seguito gli argomenti sarebbero variati di poco: calcio/gran premio/moto GP è quanto condisce tutti i lunedì dagli 11 anni in avanti…). Inoltre, i dinosauri, tema della ricerca, destavano un generale interesse, atto a promuovere il coinvolgimento di tutta la famiglia: per giorni, anche Abia ha continuato a disegnare T-rex dappertutto. Questi gli aspetti positivi; ma per dirla proprio tutta, c’è stato anche qualche altro aspetto che si è rivelato… “istruttivo” sul carattere di mio figlio: ad esempio, ho potuto toccare con mano la sua scarsa attitudine a svolgere ruoli dirigenziali. Innanzitutto, un vero capoufficio, se non vuole entrare in lotta operaia con scioperi interminabili dopo appena il primo giorno di lavoro, deve almeno permettere ai sottoposti la pausa pranzo; io credo che questa sia una rivendicazione sindacale ormai indiscussa, e superata persino dalle leggi 626 sul lavoro, che cercano di imporre anche pause dopo ogni ora di lavoro davanti allo schermo di un terminale. Invece, quel sabato sera, ricordo di aver “rubato” dal frigorifero un po’di triste mortadella da infilare in un pezzo di pane e, un po’sottobanco, ho addentato qualche morso davanti alla tastiera del computer, facendo “da braccio” alla “testa dirigenziale” di mio figlio, il quale, implacabile, ha voluto andare avanti a divertirsi scoprendo su internet i segreti dei sauri fino a notte inoltrata. All’epoca era molto inappetente; oggi è il vero motivo di deficit della nostra famiglia: magro come un’acciuga un po’anoressica, divora più piatti di pasta lui di una banda di piranha lasciati liberi dopo una dieta di sei mesi. Quindi, quel giorno, l’unica che lamentava necessità represse tipo fame-sete-pipì-sonno ero io, mentre lui si divertiva moltissimo attratto dalla voracità dei sauri.
Sono cambiate molte cose da allora, sebbene Andrea sia sempre Andrea. Forse, se mi avessero detto come sarebbe andata a finire da lì a qualche anno, probabilmente avrei agito più serenamente e con maggiore calma. Probabilmente, quando le nonne ci dicono che “la stiamo prendendo troppo seriamente” e di “lasciare che il tempo faccia il suo dovere”, forse non è così vero che lo dicono perché “la loro generazione non è in grado di capire la velocità di questo secolo”… Forse qualche lume di ragione ce l’hanno anche loro. O no?

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