lunedì 4 giugno 2012

2 e 3 giugno con Benedetto 16...o senza?


Ieri, domenica 3 maggio, ci siamo fatti largo tra un torneo, le prove del saggio di musica, una ricerca di scienze da finire e tutte le vitamine da sapere per l’interrogazione di scienze; abbiamo “bigiato” per qualche ora tutti gli impegni e siamo andati “dentro la notizia”, a Bresso, per vivere da vicino il “grande evento”.
Papa Benedetto 16 ha celebrato la “Festa della Famiglia” in Lombardia, alle porte di Milano.
Confesso che il mio primo approccio sia stato vicino ad un lieve fastidio. Ho uno scarso entusiasmo a festeggiare, in mezzo a problemi che sento, questa volta, più pesanti del solito (ovviamente mi riferisco ai fatti di cronaca degli ultimi tempi, nonché della crisi che incombe sulla testa di troppi di noi). Ma se vuoi avere un'opione, è "obbligatorio" formasela, attingendo direttamente dalle fonti. Quindi, in sella alle nostre cinque bici, abbiamo fatto il pellegrinaggio tutti insieme.
In quanto a scarso entusiasmo, sono pronta a confermare che il problema è mio, non della festa: i drammi e le avversità ci sono e ci saranno sempre, quindi non ha senso rimanere in lutto costantemente. La famiglia ha bisogno di particolare attenzione, soprattutto in questo periodo ed è giusto che qualcuno richiami un momento di riflessione dentro uno stacco di gioia, creando l’occasione di una grande festa. Quindi è bello stare insieme ed è importante dircelo, perché ci fa sentire meglio e più vicini.
Ecco perché una festa che, intendiamoci, è stata organizzata proprio bene. Non si può fare una “grande festa sobria”. Mi sembrerebbe poco serio. È come mettere qualche candelina di meno su una torta di compleanno scarsamente zuccherata… in onore alla sobrietà. E, a proposito di torte, gli ingredienti erano quelli giusti di una festa davvero riuscita: tantissime persone, organizzazione perfetta, distributori d’acqua, bagni, gadgets, 1400 volontari della protezione civile solo dalla provincia di Milano. Questo è il contorno. Il piatto forte, naturalmente è il palco con il Santo Padre.
Qui però le cose si ingarbugliano un po’… La crisi dello IOR in questo periodo non dà molto credito a quella parte di persone che, dall’alto del pulpito, dettano i confini del bene e del male.
Personalmente mal sopporto chi, in modo inflessibile, dipinge il mondo in bianco e nero. Mi sento male fisicamente.
Detesto il "perfettinismo", odio il "moralismo gratuito"... E non mi piace chi è sempre "a posto". Preferisco chi sbaglia. In genere chi sbaglia ha l'umiltà per scendere tra noi poveri mortali e gettarsi nella mischia. Preferisco provare a fare una cosa in più, se può essere utile a qualcuno e correre il rischio di sbagliare, piuttosto rinunciare a priori perchè temo non risulti "perfetta".
Di fronte all'inflessibilità io mi irrigidisco; di fronte a chi sbaglia, provo tutto sommato simpatia o tenerezza.
Quindi, ho chirugicamente dimostrato che il problema sono io: non impazzisco dalla voglia di festeggiare con chi si ostina a mantenere un distacco dai problemi veri. Le "aperture", viste dall'ottica del "bicchiere mezzo vuoto", le avverto come tardive ed inefficaci. Forse invece dovrei guardarle come "finalmente-aperture".
D’altro canto mi sembrano esagerati i presidi di protesta in piazza XXIV Maggio a Milano, nonché le iniziative del Coordinamento Arcobaleno (il quale, tra l’altro,  ha avviato l’incontro con il saluto di Margherita Hack, che proprio stupida non è), un po’infastiditi dalla promozione del solito modello unico di famiglia, eterosessuale e finalizzata alla procreazione. Condivido pienamente il senso di fastidio, ma vorrei richiamare da tutte le parti un maggiore atteggiamento di pacatezza, anche nelle dichiarazioni di protesta, spesso legittime. Se un milione e passa di persone sono contente perché sentono che quello “è il loro giorno”, dopo tutto e nonostante tutto, perché guastargli la festa?
C’è sempre tempo per richiamare l’attenzione sul fatto che, nel terzo millennio fortunatamente, non abbiamo più paura della magia o delle streghe. Non ci acchiappano più con i tabù ma le cose ce le devono spiegare. E devono anche essere convincenti.
Ma per un giorno, tutto sommato, è carino vedere tante mamme e tanti papà con passeggini, pappe e pannolini farsi largo tra la folla per cercare il loro pezzettino di suolo per sentire un messaggio di speranza e positività.
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