venerdì 24 agosto 2012

I ghiacciai esistono ancora o sono solo nelle cartoline in bianco e nero?

escursionismo
Possibile che tutte le curve e i tornanti siano sempre e solo a sinistra??

L’inferno del disfa/rifa bagagli è un ricordo lontano e siamo in montagna, finalmente. Siamo saliti di quota, ma la temperatura è ancora a livelli estremi. Siamo quasi a 1300 metri compiuti ma il venticello della vallata, quando e se c’è, somiglia ad un phon con il pulsante bloccato su “hot” e si potrebbe cuocere un uovo sodo sul cofano della punto. Tutto si scioglie e si squaglia e la cosa preoccupante è che ghiacciai, torrenti e laghetti alpini li vedi solo nelle cartoline in bianco e nero.
E allora, alla ricerca disperata di una temperatura da sopravvivenza…si sale ancora di quota. Combattere la gravità ha del faticoso, ovviamente. Ogni volta che devo trasportare, oltre alle masserizie nel mio zaino, anche la ciccia depositata sopra i miei muscoli, mi ricordo i buoni propositi sull’astinenza (diciamo “moderazione”!) da focaccine/patatine/dolcetti/liquorini… Poi c’è la discesa e il rientro a casa; la fame compulsiva da piranha ha il sopravvento e tutti i buoni propositi finiscono in un brutale oblio, diluiti in bicchierozzi di birra fresca e taglieri di salumi e formaggi tipici

pozze d'acquaOgni anno sembra sempre un po’più dura: sono io che ho una primavera di troppo oppure sono i sentieri sempre più in salita? L’altro giorno siamo ritornati in uno dei posti di sempre: un torrente con diversi salti verticali, con le relative cascatelle che si tuffano in pozze d’acqua verdissima.Generalmente risaliamo scavalcando e arrampicando sui massi con una corda fino dove il percorso diventa praticamente inaccessibile; alcuni pezzi li facciamo a mollo, guadando da una sponda all’altra, approfittando per un bagnetto fresco. Quando il bagnetto inizia ad essere “troppo” fresco è ora di pensare alla via del ritorno (come con le cartine tornasole, il “troppo fresco” si stabilisce sulla base della tonalità di violaceo delle gambe). 
risalitaQuest’anno, complice il caldo, ho raggiunto lo stremo della fatica fisica della salita quando ancora il colore delle nostre gambe somigliava a quello della pelle di un bambino. Forse siamo saliti più in alto di sempre, ma quando siamo arrivati a casa io ero a pezzettini disallineati e mi sono consolata sul solito tagliere. Devo ancora capire se sono io che sono troppo “datata” per fare certe cose oppure se basterebbe limitare o modificare il mio modo di ingurgitare schifezze nel tentativo di placare il mio appetito da t-rex tenuto a dieta.
Non contenta, il giorno dopo abbiamo preso armi e bagagli e siamo andati a dormire finalmente al fresco, quota 2000, sotto un cielo fitto fitto di stelle. Solita lampada a petrolio per illuminare (so che i led sono molto più comodi, ma come si fa a leggere un libro sulle avventure nella foresta con… una lampada “a led”??) e, com’è giusto che sia, un sacco a pelo imbottito anziché un lenzuolo nel quale arrotolarci in cerca di un angolo ancora fresco del letto. Alla mattina siamo scesi al solito laghetto (che quest’anno è ridotto ai minimi termini) per un tuffo rinfrescante e dopo una giornata di sali e scendi ci siamo ritrovati a casa. Da allora ho il collo che pende a destra e il gomito sinistro che fa cric-croc. Lì la dieta non c’entra e questo è un pensiero molto triste. Un remoto angolo del mio cervello giustifica l’accaduto con il fatto che…non ho bilanciato bene lo zaino; forse, contro ogni logica, c’erano solo curve e tornanti a sinistra che hanno sbilanciato l’andatura… ma come scusa suona un po’debole. Lo ammetto.
Per non parlare poi dei miei girovagare su e giù in bicicletta: in salita, un po’pedalando, un po’camminando, riesco in qualche modo ad arrivare da qualche parte (in genere le mie mete preferite sono rifugi o malghe con torte burrosissime e cioccolate dense con il cucchiaino che sta in piedi sulla montagnetta di panna prodotta dalla loro Lola; come ogni asino che si rispetti, anch’io ho la mia carotina…); sarebbe divertente la discesa, se non fosse per il fatto che ad ogni sasso, mi sento sobbalzare come in un moto ondoso perpetuo, che dura anche la settimana successiva. Alla fine del percorso, le frequenze incrociate di tutte le onde provocate da tutti i sassi sono più simili ad una forte scossa elettrica che ad un idromassaggio…
Ma io non demordo. Domani ho in mente un giretto in Svizzera. Spero che l’ordine maniacale dei locali abbia prodotto solo ed esclusivamente curve a destra, così forse mi raddrizzo.

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