Possibile che tutte le curve e i tornanti siano sempre e
solo a sinistra??
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L’inferno del disfa/rifa bagagli è un ricordo lontano e
siamo in montagna, finalmente. Siamo saliti di quota, ma la temperatura è
ancora a livelli estremi. Siamo quasi a 1300 metri compiuti ma il venticello
della vallata, quando e se c’è, somiglia ad un phon con il pulsante bloccato su
“hot” e si potrebbe cuocere un uovo sodo sul cofano della punto. Tutto si
scioglie e si squaglia e la cosa preoccupante è che ghiacciai, torrenti e
laghetti alpini li vedi solo nelle cartoline in bianco e nero.
E allora, alla ricerca disperata di una temperatura da
sopravvivenza…si sale ancora di quota. Combattere la gravità ha del faticoso,
ovviamente. Ogni volta che devo trasportare, oltre alle masserizie nel mio
zaino, anche la ciccia depositata sopra i miei muscoli, mi ricordo i buoni
propositi sull’astinenza (diciamo “moderazione”!) da
focaccine/patatine/dolcetti/liquorini… Poi c’è la discesa e il rientro a casa;
la fame compulsiva da piranha ha il sopravvento e tutti i buoni propositi
finiscono in un brutale oblio, diluiti in bicchierozzi di birra fresca e
taglieri di salumi e formaggi tipici
Non contenta, il giorno dopo abbiamo preso armi e bagagli e
siamo andati a dormire finalmente al fresco, quota 2000, sotto un cielo fitto
fitto di stelle. Solita lampada a petrolio per illuminare (so che i led sono molto
più comodi, ma come si fa a leggere un libro sulle avventure nella foresta con…
una lampada “a led”??) e, com’è giusto che sia, un sacco a pelo imbottito
anziché un lenzuolo nel quale arrotolarci in cerca di un angolo ancora fresco
del letto. Alla mattina siamo scesi al solito laghetto (che quest’anno è
ridotto ai minimi termini) per un tuffo rinfrescante e dopo una giornata di
sali e scendi ci siamo ritrovati a casa. Da allora ho il collo che pende a
destra e il gomito sinistro che fa cric-croc. Lì la dieta non c’entra e questo
è un pensiero molto triste. Un remoto angolo del mio cervello giustifica
l’accaduto con il fatto che…non ho bilanciato bene lo zaino; forse, contro ogni
logica, c’erano solo curve e tornanti a sinistra che hanno sbilanciato l’andatura…
ma come scusa suona un po’debole. Lo ammetto.
Per non parlare poi dei miei girovagare su e giù in
bicicletta: in salita, un po’pedalando, un po’camminando, riesco in qualche
modo ad arrivare da qualche parte (in genere le mie mete preferite sono rifugi
o malghe con torte burrosissime e cioccolate dense con il cucchiaino che sta in
piedi sulla montagnetta di panna prodotta dalla loro Lola; come ogni asino che
si rispetti, anch’io ho la mia carotina…); sarebbe divertente la discesa, se
non fosse per il fatto che ad ogni sasso, mi sento sobbalzare come in un moto ondoso perpetuo,
che dura anche la settimana successiva. Alla fine del percorso, le frequenze
incrociate di tutte le onde provocate da tutti i sassi sono più simili ad una
forte scossa elettrica che ad un idromassaggio…
Ma io non demordo. Domani ho in mente un giretto in
Svizzera. Spero che l’ordine maniacale dei locali abbia prodotto solo ed
esclusivamente curve a destra, così forse mi raddrizzo.
LINK: uomini e montagna, che cosa mettere nello zaino
3 commenti:
Io mi stanco solo a leggerle le cose che fai!
Ma no, guarda è semplicissimo: mi diverto come una pazza, mi stanco follemente e arrivo a tavola con una fame da delirio. Come vedi, basta ingarbugliare un po'di neuroni ed è fatta! ...ma ci sono un sacco di altri mesi per fare cose con maggior senso e rigore...!
Hello matee nice post
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