venerdì 10 agosto 2012

Le difficoltà geometriche della Liguria sono solo il “lato B”. Esiste anche un solido e robusto “lato A”.

Anche i posti più assurdi, con un po’di fantasia possono diventare un luogo magico per arricchire lo zaino di ricordi indimenticabili.
A proposito di posti assurdi: la Liguria è fatta con una serie di rocce a picco sul mare; detta così sarebbe affascinante, se non fosse per il fatto che in anni di speculazione, siamo riusciti a inserire in un tratto di costa largo come il mio fazzoletto, una ferrovia, l’Aurelia, l’autostrada, una lunga serie di spiagge, paesini intervallati da serre e serre intervallate da paesini. Una lunga e stretta striscia di invasione umana, accatastata alla rinfusa e a ridosso sul mare.

rocce a picco
Lista del materiale occorrente
per formare la costa ligure
Le spiagge: la sabbia è una rarità e per portarcela devi usare ogni anno i camion, che fanno da tappo alla solita, sempre lei, Aurelia-monocorsia-tante-curve-e-lavori-in-corso. Se la mini-spiaggia ha la sabbia, il suolo ha un costo al metro quadro pari al valore di un appartamentino in Costa Azzurra. Se la sabbia non c’è, si stende l’asciugamano su un pezzo di terra e sassi. In questo luogo di amena serenità, per fare i dieci metri che ti separano dalle onde, occorre chiedere “permesso” almeno dieci volte; chiaramente, poiché la geometria detta leggi esatte, se in un fazzoletto di terra, confinato dalla ferrovia alle spalle e dal mare di fronte, si intendono ospitare i turisti che provengono dal nord Europa, i piemontesi, i lombardi e qualche altro curioso, per forza di cose si deve ipotizzare il “multistrato”; per passare, le prime cento volte si chiede “permesso”; dalla centouno in poi si è presi dalla monotonia e la buona educazione lascia il posto alla noia della ripetizione.
Ovviamente è proibito giocare a palla; dico solo “proibito” e non “impensabile” perché quando si ha meno di quindici anni, si è in una spiaggia e si hanno altri coetanei simpatici con cui dividere la vacanza, si riesce anche ad organizzare partite agguerritissime sulla pancia dei turisti.
E’ un problema geometrico: se tutta quella gente “non ci sta” in una terra così ridotta, per forza di cose è indispensabile regolamentare tutto, giusto per una questione di sopravvivenza; ad esempio occorre regolamentare il parcheggio, che ovviamente è insufficiente per ospitare tutti, pertanto “regolamentare il parcheggio” significa essere perennemente in contravvenzione, oppure ricorrere, quando ci sono, a spazi costosissimi. E questo è il “lato B” della faccenda, che ha contribuito pesantemente a mollare a casa il capo famiglia il quale, dopo aver esaurito la sua forza fisica e mentale a caricarci l’auto con armi e bagagli, ha espresso le sue ultime briciole di forza per salutarci con il fazzolettino dal cortile dei box mentre si fregava le mani pregustandosi la “vera” vacanza con casa libera, orari a caso e rutto libero.
Noi invece siamo partiti per il mare, sognando il “lato A” della Liguria. Stando un po’attenti e con una spesa ridotta, si può godere di luoghi davvero incantevoli, lontano da tutto. Gli scogli nerissimi contrastano con il blu del mare profondissimo, che spruzza direttamente sulla faccia di chi riesce a stare in bilico sulle rocce appuntite. Anche il granchietto che, saltando fuori dagli scogli ti salta sulle ginocchia ha il suo fascino. La natura prorompente vince sulla siccità e sulle asperità del luogo, sulle cui rocce trovano alloggio le radici di macchie di colore profumatissime: gialle ginestre, bouganville violacee e oleandri in technicolor riescono ad accomodarsi talmente bene che sembrano invasori infestanti e te li ritrovi dappertutto.
L’entroterra è fresco e rigogliosissimo; i ruscelli creano pozze d’acqua blu dove è impossibile trattenersi da qualche tuffo. Il profumo della terra e degli ulivi contorti lo ritrovi in tavola, dove l’olio, da solo, è in grado di trasformare un hamburger in una prelibatezza.
Ma il vero jolly di quelle terre sono i liguri: in moltissime occasioni abbiamo avuto riprova che sono tutti disponibili ad adoperarsi per risolvere ogni tuo problema o, nel caso, si danno un gran daffare per coinvolgere amici o conoscenti che hanno la chiave giusta per aiutarti.
Insomma, le poche settimane per scoprire il “lato A” sono sempre troppo striminzite, per quanto sia il loro numero; e, per quanto riguarda noi, quando dobbiamo fare armi e bagagli per tornare a casa, l’operazione prevede sempre una profondissima tristezza; da anni. Ed è stato così anche questa volta, quando, verso metà luglio abbiamo dovuto salutare quella che è stata “casa nostra” per quasi un mese.

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