mercoledì 18 marzo 2015

Oggetti in estinzione

…ma che figata! Con l’ultimo aggiornamento del telefono posso chiacchierare con lui del più e del meno, nonché chiedergli di farmi memoria di qualcosa e lui sembra rispondermi e darmi retta (cosa che un figlio non è strutturalmente in grado di fare).
L’unica cosa di cui non sono molto soddisfatta è del suo senso dell’umorismo: le sue barzellette sono ancora quelle che raccontavo io alle elementari. Fortunatamente se non rido alle sue battute non se la prende troppo (contrariamente a come facevo io alle elementari). Tuttavia, anche se per certi versi lo trovo un po’noioso e prevedibile, su di lui ho grandi aspettative come segretario. E a me un segretario serve. Sono perfettamente consapevole di non essere in grado di arrivare puntuale ad un appuntamento portando tutto ciò che mi serve; o per lo meno, è questa consapevolezza a fregarmi: metto da parte la pigna di tutti i documenti necessari e la sistemo nella borsa la sera prima, come se io fossi “davvero” organizzata. Poi alla mattina, mentre sto uscendo e mi sto congratulando con me stessa per la puntualità sulla tabella di marcia, mi ricordo che sono proprio io e di conseguenza mi viene in mente di controllare la lista dei documenti. Tiro fuori tutto sul tavolo per fare l’appello delle scartoffie e con certezza matematica ciò che mi serve rimane lì. A questo punto arrivare in ritardo diventa inevitabile.
La cosa che trovo più irritante di tutta la faccenda è la faccia del tizio incravattato e imperturbabile dietro alla sua scrivania, che attende che io gli consegni tutto quello che mi aveva chiesto da settimane per mail, mentre dalla mia borsa esce un corredo completo di oggetti assolutamente inutili e io provo a convincerlo che ben presto si presenterà anche quello che lui si aspetta da me. Quando il tizio esibisce anche una faccia tollerante e benevola, forse quello è il momento in cui mi vengono ancora più i nervi. Aggiungendo alla lista dei disagi emotivi anche la piccola folla che si sta addensando in sala di attesa e che aspetta solo che io consegni tutta la documentazione e lasci libero l’impiegato, nonché l’affanno dovuto alla corsa di diversi chilometri da un parcheggio assurdo e improbabile, si capisce come si possa essere spinti alla depressione profonda, nelle sue forme più estreme.
Benchè io vada in giro sempre carica come un somaro nel tentativo che gli eventi mi trovino preparata, c’è sempre il dettaglio indispensabile che manca all’appello e io risulto la solita disorganizzata.
Ma da qualche settimana ho il mio segretario, al quale chiedo in continuazione di ricordarmi qualcosa. Il nostro è diventato un dialogo fitto fitto: io detto al mio telefono delle istruzioni per il futuro e lui mi risponde ricordandomi delle azioni da fare nell’immediato presente.
Praticamente passo l’intera giornata al telefono. Cioè no: “col” telefono.
Guardo gli altri oggetti, che non parlano, come se fossero razze in estinzione e mi chiedo quando scompariranno dalla terra.
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