giovedì 23 maggio 2013

Carta di credito e scassinatori di punto



rocceValtellina. Gara di trial. Andrea un po’teso, come al solito prima della gara. Bel tempo, ma un po’freschino… Mi giro un attimo a guardare le montagne attorno; distrazione fatale: Andrea, senza il mio stretto e vigilante controllo, riesce a chiudere le chiavi della punto nel portabagagli.
Dal vetro vediamo che dentro la punto ci sono cose abbastanza utili in una gara di trial, tipo i panini (è pure quasi mezzogiorno!), il paraginocchio destro, il guantino sinistro e un po’di attrezzi per le eventuali riparazioni della bici (per quello, penso, poco male: tanto io li porto sempre ma non li so usare…!). In bella mostra, sul cruscotto, il mio portafogli con i soldi contanti. In tasca invece, la carta di credito che mi era servita per pagare il casello e la benzina. Dal momento che le gare di trial hanno la caratteristica di essere allestite nel bel mezzo di un bosco, mi chiedo quanto possa essermi utile la carta di credito.
rocceIl “piano” consiste nel dividerci i compiti: Andrea pensa alla gara e io penso a come forzare la punto, con le chiavi chiuse nel portabagagli. Per quanto riguarda il profumo di griglia che proviene dai baracchini delle salamelle e che sembra aprire una voragine al nostro stomaco vuoto, scopro presto che nessuno è provvisto di lettore di carta di credito: la loro cassa è un barattolo dello yogurt per le monete e una scatoletta di legno per le banconote.
A dir la verità, ho indugiato parecchio prima di abbandonare il mio bambino in gara, a saltare su e giù dai massi con una bicicletta, per dedicarmi alla zona parcheggio, lontanissima. Per fortuna, la fame accentua in me lo sguardo un po’imbecille e perso nel vuoto di fronte al dilemma sul da farsi e probabilmente questo attira l’attenzione di un tot dei papà taxisti-accompagnatori di figli alla gara di trial. Nel giro di qualche minuto diventa una vera e propria “sfida”: una specie di concorso per il più abile meccanico-scassinatore di punto. Non faccio neanche a tempo a tornare al parcheggio che vedo, dall’alto, una decina di papà zelanti che, nella foga dell’aiuto, ha sbagliato punto e si sta accanendo sulla punto a fianco alla mia. Non è stato semplicissimo, da così lontano, intervenire al volo prima che comparissero carabinieri altrettanto zelanti attorno ad una intera schiera di nerboruti scassinatori di punto...
Qualcuno che abita nei paraggi sparisce e torna con tutti gli arnesi più strani che ha recuperato nel box. Qualcun altro si presenta con borsoni pieni attrezzi recuperati dal loro portabagagli (aperto!), adibiti di solito alle riparazioni dei mezzi del trial. Qualcun altro, più fantasioso, torna con lunghi tronchi e legnetti a punta, che potrebbero forse essere utili in un set di Dario Argento.
Molti narrano le loro imprese più improbabili come esperti meccanici ad un folto pubblico, mentre qualcun altro descrive le astuzie rese indispensabili per riparare una moto da trial in mezzo ad un deserto, disponendo solo degli aghi dei cactus.
Sta di fatto che, sebbene sembri molto semplice forzare Fort Knox con uno stuzzicadenti, la mia punto appare invece a prova di bomba a idrogeno.
Dopo un pomeriggio di tentativi difficilissimi, dopo diverse esclamazioni di vario genere e tipo, dopo esserci “quasi riusciti” qualche milione di volte… magicamente, la mia punto, si apre.
Non occorre molta fantasia per immaginare i momenti successivi: tutti avevano avuto l’idea del “trucco decisivo” per arrivare alla maniglia della portiera, nonché tutti avevano predetto esattamente il preciso istante dell’apertura e tutti erano stati quelli che avevano trovato indispensabile proprio “quel” legnetto che era stato disdegnato da tutti gli altri.
Ringrazio tutti, conto se i soldi del portafoglio sono abbastanza per pagare da bere a tutti (e decido che della “buona acqua di rubinetto”, in casi del genere, è quanto ci sia di più dissetante) e, con un gran sospiro di sollievo, provo a concentrarmi sul mio bambino, abbandonato nel campo di gara per tutto il pomeriggio.
Con il fiatone, faccio di corsa la salita fino al fettucciato della gara e, con gran delusione, vedo che è già tutto terminato. Del mio bambino manco l’ombra, in compenso vedo un altro folto gruppetto di papà attorno all’ambulanza (le mamme, alle gare di trial, non sono molto gettonate in genere…).
Mi avvicino all’ambulanza e scopro che il paraginocchio destro che avevo in mano, estratto finalmente dalla prigionia del portabagagli, avrebbe potuto evitare un buco nella rotula di Andrea. Per il buco sul polso, invece, l’episodio delle chiavi non avrebbe cambiato nulla: il guantino, anche ad averlo avuto, sarebbe arrivato a coprire solo fino “poco più giù” del danno.
...So la domanda: "Come sta ora Andrea?". Andrea ora sta seduto davanti a Facebook oppure davanti alla play: con un buco sul ginocchio, può stare solo seduto. Ok. Mappperchè non sta seduto davanti ai compiti???? Ccchennnervi!





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