mercoledì 10 aprile 2013

Scatole Cinesi



Evviva! Due abitanti di casa mia hanno compiuto l'età da patentino; è automatico che munirli di ruote significa meno "taxismo feroce" per me.
Eppoi ora c'è un buon mercato sull'usato delle vetturette con tanto di air bag, cinture e autoradio; quella dei miei figli è un "macinino" elettrico: la figata consiste nel dimenticarti la sosta alle pompe di benzina; cosa ancora più divertente in tempo di austerity, sta nel far schiattare d'invidia il tuo vicino che è costretto a tenere la Porche nel box, mentre tu potresti andare in macchina dal giornalaio di fronte anche durante le domeniche a piedi.
Insomma, sulla carta è tutto ok.
Poi… bè, ...poi ci sono gli imprevisti.
Il primo punto da considerare è che, normalmente, sul territorio nazionale ci sono almeno 10 autofficine nel raggio di 1 km. A fronte di questa statistica, l'unica autofficina in grado di mettere le mani su quelle macchinette è a 20 km da casa mia. Questo implica un po'di taxismo accompagnando i figli dal meccanico per poi riportarli a casa. E riaccompagnarli ancora dal meccanico quando l'auto è pronta da ritirare. E tornare dal meccanico a portargli le chiavi dell'auto che erano rimaste nella giacca del figlio che hai portato a casa.
L'ultima volta mi sono sentita sottolineare dal mio "lungo" adolescente che ero noiosa a continuare a chiedere le stesse cose e che l'halzaimer alla mia età poteva essere un po'precoce. Sta di fatto che, nonostante l'insistenza della mia domanda "sei proprio-proprio-proprio sicuro di avergli lasciato le chiavi, questa volta?", dopo mezz'ora c'è stata la solita telefonata del meccanico, con la solita corsa a portagli le chiavi entro l'orario di chiusura. Non mi sento io noiosa come insiste mio figlio; ciò che trovo più noiosa è la ripetitività degli eventi.
Oggi invece, complice la batteria della Twizy, siamo rimasti imprigionati in un giochino che si chiama "scatole cinesi": consiste in un'attività che costringe ad un'altra sotto-attività analoga, la quale costringe ad un'altra sotto-sotto-attività analoga, … e così via in un loop che potrebbe andare avanti all'infinito.
Provo a descrivere l'algoritmo per punti:
1) Andrea dimentica le luci dell'auto accese per tutta mattina mentre è a scuola
2) Il cellulare di Andrea è scarico (come sempre!)
3) Al ritorno da scuola, la batteria dell'auto si scarica dopo qualche minuto, in un punto imprecisato della campagna brianzola.
3) Andrea chiama la mamma (che, ahimè, sono io!) dal cellulare di un passante.
4) Gli do il numero verde del soccorso convenzionato, che dovrebbe venirlo a prendere gratuitamente
5) Visto che il suo cellulare è scarico, chiamo io il numero verde.
6) Scopro che il numero verde che abbiamo segnato è relativo solo alle auto ancora in prova dalle concessionarie. Grazie a un una lunga serie di manovre, riesco a recuperare il numero verde aggiornato.
7) Scopro che né il mio telefono fisso, né il mio cellulare, sono abilitati alla chiamata del nuovo numero verde, che, ahimè, non comincia per 800 ma per 199. L'abilitazione ai numeri che cominciano per 199 è fuori discussione: occorre inviare una richiesta via fax e aspettare la risposta che arriva in due-tre giorni lavorativi. In compenso Vodafone mi garantisce che il cellulare di Andrea sarebbe già abilitato, se non fosse scarico.
8) Chiamo mia madre (quella che è impegnatissima a fare scatoloni per traslocare vicino a casa nostra, dal momento che alla sua veneranda età, "lei" potrebbe aver bisogno del "nostro aiuto"). Sperando che il suo telefono sia abilitato, provo a dettarle che cosa deve dire all'operatore del call center per recuperare Andrea.
9) Mia mamma, dopo essere arrivata al quarto tasto opzionale da pigiare, si è inceppata alla quinta domanda e mi ha telefonato chiedendomi strane informazioni sulla data di immatricolazione del veicolo.
10) Non avendo sottomano il libretto dell'auto, che ovviamente è in mano ad Andrea e lui è irraggiungibile causa cellulare scarico, ho pensato di chiamare la concessionaria dalla quale abbiamo acquistato la macchina, sperando che loro sapessero rispondere.
11) Il concessionario mi ha dettato gli estremi da dichiarare al numero verde che ho dettato a mia mamma e che ha ripetuto al call center, per poter proseguire fino al quinto tasto opzionale, dove si è bloccata di fronte alla sesta domanda.
12) Il punto precedente è stato ripetuto un po'di volte, con diverse varianti. Una delle varianti è consistita nel fatto che il concessionario chiamasse direttamente il call center, ma si è inceppato in qualche altro tasto opzionale che mostrava pieno disaccordo con i termini di privacy.
13) L'ultimo tasto chiedeva, necessariamente, la voce del diretto interessato, cioè Andrea. Da qui, l'algoritmo può ricominciare tutto daccapo.
Quello che ha interrotto il giochino delle scatole cinesi è stato un evento aleatorio del tutto inaspettato: Andrea è entrato in un centro estetico (bè… nel verde della campagna brianzola, …quello ha trovato!), la titolare aveva un caricabatteria per il cellulare, magicamente compatibile con il cellulare di Andrea e lui ha potuto finalmente chiamare il carro attrezzi interrompendo il loop.
In questo momento lo sto aspettando. Non è ancora rientrato. Il carro attrezzi, due ore fa, gli ha detto che al massimo entro mezz'ora sarebbe arrivato. Nessuno osa muoversi dalla propria postazione, per essere rintracciabile qualora qualcuno introducesse un'ulteriore variabile aleatoria.
…Bo?

…E com’è andata a finire?
Ok, me lo avete chiesto per mail, per sms e per telefono.
La lista di tutte le robe successe tra le 17.30 e le 21.15 (ora dell’agognato rientro) comprende una gomma a terra, una colonnina di ricarica guasta, un tizio del carro attrezzi veramente antipatico e, non ultimo, un telefono spento ma carico di un fratello, casualmente ritrovato dentro la cartella di Andrea e che avrebbe potuto utilizzare in uno dei pomeriggi più lunghi della sua vita.
I particolari li racconterò appena avrò un “secolo” di tempo per scrivere….


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